Il
ricordo di un ragazzo del 1916

Un ragazzo del 1916, Rossin Luigi ci
ha lasciato. Lo vediamo nella foto, imbarcato sulla nave Marco Polo, insieme ai
commilitoni, vestiti di panno per andare in guerra, quella dell’Africa
Settentrionale. Da Tripoli a Bengasi, 1.000 km di deserto, con Rommel (la volpe)
che ha conosciuto. Dopo Bengasi, la Cirenaica, poi la vittoria di Tobruk (30.000
prigionieri inglesi), poi Marsa Matruk, poi lo stop. L’armata italo-tedesca è
fermata ad Alamein, 60 km di fronte, tra il mare e la depressione di Al quatara.
Il caporale Rossin Luigi è al centro dello schieramento con il 3° rgm.
Artiglieria celere Bologna. Alla fine dell’ottobre 1942, si scatena
l’inferno: 1.000 bocche da fuoco inglesi, contemporaneamente illuminano la
notte. Esplosioni, morti, feriti, la terra trema come per il terremoto. Via alla
ritirata, Luigi è catturato in Tunisia, poi i campi di prigionia francesi dove
c’era la fame e la disperazione. Rossin Luigi torna in Italia nel 1946, otto
anni sotto le armi, ma non da volontario. Oggi non è più tra noi è lassù nel
cielo, ma noi non dimentichiamo i sacrifici di quei giovani, per dire MAI PIU’
UNA GUERRA. “Il mio moschetto l’ho appeso ad un ulivo” mi raccontava mio
padre, e l’orrore di quello che aveva visto neanche 60 anni l’hanno
cancellato.